La storia di Donald Henry Gaskins, detto “Pee Wee”, tra i corpi ritrovati a Prospect, le confessioni sui delitti e l’omicidio di Rudolph Tyner organizzato in carcere.
Donald Henry Gaskins, conosciuto come “Pee Wee”, è rimasto uno dei nomi più inquietanti della cronaca criminale del South Carolina. La sua storia non è solo quella di un assassino seriale, ma quella di un uomo che, anche dopo l’arresto e le condanne, riuscì a rendersi protagonista di un altro omicidio, questa volta dentro il carcere.
Attorno al suo nome sono circolati numeri enormi, spesso ripetuti come se fossero certezze. Ma il caso Gaskins va raccontato con cautela: ci sono i delitti accertati, le condanne, le confessioni rese agli investigatori e poi ci sono le rivendicazioni più ampie, molto più difficili da verificare. Il punto fermo è che nel 1975 le indagini portarono a una serie di corpi sepolti nella zona di Prospect, nella contea di Florence, e che anni dopo Gaskins venne condannato a morte per l’uccisione di Rudolph Tyner, un altro detenuto.

Donald Henry Gaskins: il cimitero di Prospect e i corpi nascosti
La svolta arrivò nel 1975, durante le indagini sulla scomparsa di Kim Ghelkins, una ragazza di tredici anni di North Charleston. Gli investigatori scoprirono che la giovane era stata nella casa di Gaskins, ma non si trovava più lì. In un primo momento l’accusa fu meno grave, legata all’aver contribuito alla delinquenza di una minore. Poi, però, il quadro cambiò rapidamente.
Un conoscente di Gaskins, Walter Neely, dopo essere stato sentito più volte, raccontò agli agenti che “Pee Wee” gli aveva parlato di persone uccise e di un proprio “cimitero privato”. Fu Neely a condurre gli investigatori verso alcune tombe improvvisate nei pressi di Prospect. Lì vennero ritrovati i corpi di Dennis Bellamy e John Henry Knight, fratellastri, e poi altri resti.
Gli scavi portarono alla luce una realtà più vasta di una singola scomparsa. Gaskins venne collegato a più omicidi e fu processato per la morte di Dennis Bellamy. Nel 1976 fu riconosciuto colpevole e condannato a morte, ma quella pena capitale non rimase definitiva: la condanna per omicidio restò, mentre la pena fu trasformata in ergastolo.
È qui che nasce il nucleo più oscuro del caso: Gaskins non fu soltanto sospettato, ma condannato; allo stesso tempo, molte delle cifre più alte circolate negli anni derivano dalle sue confessioni e dai suoi racconti. Per questo la sua storia va tenuta su due binari: quello giudiziario, documentato, e quello delle confessioni, da maneggiare con prudenza.
La bomba in cella e l’ultima condanna a morte
La vicenda di Donald Henry Gaskins avrebbe già avuto un posto nella cronaca nera americana. Ma il passaggio che la rese ancora più inquietante avvenne quando l’uomo era già detenuto. Il 12 settembre 1982, al Central Correctional Institution di Columbia, venne ucciso Rudolph Tyner, un detenuto che si trovava nel braccio della morte.
Secondo la Corte Suprema del South Carolina, Gaskins stava già scontando condanne all’ergastolo quando Tyner fu assassinato. Il piano nacque all’esterno del carcere: Tony Cimo, figlio delle vittime per cui Tyner era stato condannato, voleva che l’uomo morisse. Da lì partirono contatti, tentativi falliti di avvelenamento e infine l’idea di usare esplosivi introdotti in prigione.
La dinamica ricostruita in sede giudiziaria è precisa. Un altro detenuto, James Brown, consegnò a Tyner un oggetto preparato da Gaskins: sembrava un piccolo dispositivo per comunicare tra celle, costruito dentro un bicchiere di plastica. Tyner fu indotto a usarlo. Quando il congegno esplose, rimase ferito mortalmente.
Per quell’omicidio, Gaskins venne condannato a morte. La Corte Suprema del South Carolina confermò sia la condanna sia la pena capitale nel 1985. Gli ultimi ricorsi non cambiarono l’esito: Donald Henry Gaskins fu giustiziato in South Carolina il 6 settembre 1991 sulla sedia elettrica.